28 dicembre 2015

RINNOVARE I METODI E LA CLASSE POLITICA E DIRIGENTE

Il fatto di trovarci ad affrontare una delle più grandi crisi economiche e sociali a livello mondiale totalmente impreparati e inadeguati ci fa comprendere quanto le persone che ci hanno governato fino a ora non siano state all’altezza della situazione.

Fino a oggi interessi partitici e individualistici – uniti a uno scarso livello culturale e all’assenza di esperienze lavorative della gran parte della classe politica e dirigente -, hanno avuto il sopravvento sul benessere comune.

Se l’Italia vuole tornare a essere competitiva con il resto d’Europa non può più permettersi istituzioni che costano tre volte tanto, che vivono sul privilegio o che portano avanti scelte classiste.

È ormai ovvio che ogni volta lo Stato attribuisce un margine di vantaggio superiore a un organo del proprio apparato, o a chi lo rappresenta, la società perde inevitabilmente qualcosa.

È indispensabile quindi ridisegnare la guida del nostro Paese.

Per questo il Mir propone di:

presentare nelle sue liste esclusivamente persone adatte e qualificate provenienti dalla società civile;
sradicare l’attuale gruppo politico e dirigente favorendo l’insediamento di nuove personalità in grado di guidare l’Italia fuori dall’odierna crisi, verso un futuro di sviluppo e di benessere;
selezionare e formare una nuova classe dirigente, in specie politica, adeguata, competente e autorevole;
limitare a due il numero massimo di legislature per i parlamentari, in modo da evitare il tragico errore del far divenire la politica un mestiere stabile e duraturo;
limitare i doppi incarichi imponendo a chi ha più di un rapporto con l’ente pubblico di scegliere un unico trattamento retributivo;
abolire da subito tutti quei privilegi e tutti quei costi di casta che – senza produrre alcun valore per la comunità – incidono sensibilmente sulle casse dello Stato;
ristabilire un’effettiva capacità competitiva tra istituzioni e economia reale dando la possibilità a quest’ultima di gareggiare ad armi pari anche con il settore pubblico;
ripristinare un rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, riportando quest’ultimo alla sua funzione originaria: offrire un servizio utile e reale al paese.