28 dicembre 2015

POLITICHE FISCALI E DI SVILUPPO

In Italia si è realizzato un paradosso che non ha eguali in altri paesi della comunità europea: a fronte di un costo per ora lavorata più alto d’Europa, il reddito netto riconosciuto a chi lavora è, infatti, il più basso d’Europa.

Ma non solo. Il nostro attuale sistema fiscale rende impossibile per qualsiasi persona, appartenente alla classe media o medio bassa, che correttamente dichiari il proprio reddito, una benché minima aspettativa di benessere e tanto meno di ricchezza.

Questi presupposti di fatto ci negano in partenza qualsiasi possibilità di ripresa economica: se non ridiamo immediatamente alla gente capacità di spesa rischiamo di vedere distrutta l’intera economia di mercato.

Le imprese, infatti, producono nella misura in cui i lavoratori percepiscono uno stipendio che consente loro di diventare consumatori. è tramite il consumo che l’impresa genera profitto e si garantisce una propria continuità.

Con stipendi di pura sopravvivenza le persone non consumano e non consumando invalidano questo sistema.

Per sbloccare questa situazione bisogna agire su un duplice fronte: ridare ai cittadini capacità di spesa e alle imprese competitività.

Per far questo bisogna agire su più fronti:

1. far riaprire il credito bancario: senza credito le piccole e medie imprese, gli artigiani e i commercianti soccomberebbero alla crisi facendo esplodere la disoccupazione e facendo perdere all’Italia il proprio valore aggiunto.

2. Aumentare stipendi e pensioni:

– più 150 euro netti per tutti gli stipendi inferiori ai 2000 euro netti mensili,

– più 75 euro netti per tutte le pensioni inferiori a 1500 euro netti al mese.

3. Riformulare la tassazione in maniera proporzionale al reddito:

limitare l’ammontare delle imposte per le imprese al 30 per cento del reddito prodotto;
rimodulare le aliquote per le persone fisiche:
– fino a 15.000,00 euro di reddito, zero imposte;

– da 15.000,00 a 50.000,00 euro il 15 per cento di imposte;

– da 50.000,00 a 100.000,00 euro il 20 per cento;

– da 100.000,00 a un milione di euro il 30 per cento di imposte;

4. eliminare qualsiasi forma di tassazione sulla prima casa: secondo il Mir, la prima casa non è un valore patrimoniale ma la soddisfazione di un’esigenza primaria che per nessuna ragione deve essere sottoposta a imposizioni fiscali.