28 dicembre 2015

PER TORNARE A CRESCERE

Per troppi anni in Italia il territorio non ha avuto la considerazione e il rispetto che meriterebbe: si è costruito troppo e male, si è condonato, urbanizzato, distrutto, senza alcuna sensibilità ambientale, lungimiranza e accortezza nel capire che proprio i luoghi che stavamo deturpando sarebbero potuti essere la nostra principale fonte di ricchezza.

Secondo il Mir è necessario un radicale cambio di rotta culturale, economico e politico in grado di rimettere al centro di ogni progetto di sviluppo il territorio italiano: una risorsa da valorizzare e non da sfruttare.

Per far questo è necessario ripartire da una pragmatica e diffusa riqualificazione ambientale.

Non può essere che questa la risposta a decenni di urbanizzazione scellerata, mancanza di attenzione per i nostri luoghi e di accortezza strategica per le nostre ricchezze.

Ma non solo, essere all’avanguardia nel settore della riqualificazione ambientale significarà anche avere ampio margine di vantaggio in un campo che a breve non sarà più trascurabile.

Solo puntando sulla riqualificazione, infatti, si potrà ottenere:

Lo sviluppo di imprese specializzate in un settore che a brave diverrà cruciale per l’intera economia globale: imprese d’eccellenza, utili all’Italia e competitive all’estero.
Lo sviluppo di un settore turistico di primo livello in grado di attirare investimenti e attenzioni tanto dalle realtà italiane quanto da quelle straniere.
La creazione di un ambiente esteticamente attraente e qualitativamente ottimale in cui vivere, in grado di aumentare il benessere e il livello della qualità della vita immediata e dei nostri figli.
Oltre alla riqualificazione ambientale bisogna puntare alla creazione di un’industria all’avanguardia.

Per far questo occorre l’oculatezza della classe dirigente di intuire dove si orienta il futuro del capitalismo e – all’occorrenza – uno stimolo da parte dello Stato per incentivare nuove forme di produzione.

Per esempio, il Mir propone l’introduzione di una norma che vieti entro il 2018 la vendita di autovetture che non siano elettriche o a idrogeno: questo per facilitare la creazione di nuovi gruppi industriali dell’eco-vetture (che farebbero dell’Italia il leader mondiale del settore) e al contempo per permettere lo sviluppo di aziende in grado di favorire il progresso di un’economia ecosostenibile.