Alla Terrazza Futurista Samorì (MIR) invita a oltrepassare la Politica

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Di Antonio Giuseppe D’Agostino – Ogni epoca segna il suo tracollo, un lento e inesorabile impoverimento che giunge a un nichilismo che trova salvezza solo nel vano tentativo di resistere alla propria morte, trovando nuovi mezzi di comunicazione e nuovi sostituti idolatrici.

Ma “le posizioni estreme non sono sostituite da posizioni moderate, ma solo da altre estreme, però capovolte” e l’assunto del filosofo F.W. Nietzscheserve a comprendere come in una fase storico-sociale in cui i vecchi paradigmi si sono consumanti, serve una trasvalutazione, una fase di trasmutazione che richiede coraggio e prontezza.

Una volontà di potenza che possa ancora affermare con ZarathustraAlt, nano! Dissi. O io! O tu! Ma di noi due il più forte son io: tu non conosci il mio pensiero abissale! Questo – tu non potresti sopportarlo!”.

È questo forse il senso filosofico dell’incontro su “Il centrodestra che verrà”, presentato nella Terrazza Futurista di Reggio Calabria, con la partecipazione del presidente del Mir (Moderati in Rivoluzione)Gianpiero Samorì.

Energico, determinato e chiaro, Samorì ha parlato alla folta platea presente evidenziando la necessità di prendere coscienza dell’azzeramento dell’area ideologica di provenienza, senza distinzioni politiche o partitiche.

La fine di un’epoca che rappresenta il venire meno delle ideologie che hanno costruito la Politica, come fino a oggi viene rappresentata.

Una dicotomia, una suddivisione, che radicalizza ancora di più la visione del mondo e che determina un depauperamento non solo economico e sociale, ma anche politico ed esistenziale del nostro Paese, della Nazione.

L’Italia è, secondo il presidente del Mir, un topos chiuso in sé stesso, che si auto-celebra, ma che richiama a quei vizi tipici di un sistema oligarchico, fatto di prebende e tutele solo ed esclusivamente ad appannaggio della classe dominante, che aumenta la disparità fra ricchi e poveri, annientando la classe media, il ceto produttivo.

L’annichilimento lento, provocato anche dalla fase del “berlusconismo”, ha creato un blocco sociale in cui è diventato impossibile arrampicarsi, salire di grado e dove il nuovo paradigma deve diventare la ribellione e l’ostracismo morale.

Non è più possibile, secondo quanto sostenuto da Samorì, continuare a sopportare lo strapotere delle lobbydominanti, che tentano di mantenere in vita un modello economico che ha giù raggiunto il suo massimo di produttività e che ora ha una decadence simile a quella annunciata dal filosofo tedesco.

Urge l’esigenza di una nuova alba di nuovi meriggi per comprendere e anticipare i tempi investendo sulle risorse uniche e peculiari della nostra terra.

La formazione, dunque, diventa il fattore predominante di questo nuovo modo di pensare, di questa rinascita.

Per questo, la costruzione di un nuovo movimento politico non può non partire da chi vuole spiegare alle persone questi nuovi postulati, questa nuova visione rispetto al passato e che contrasti il “bla, bla, bla” politico dei nostri tempi, senza provare a entrare in un mondo che si sta lentamente consumando.

La proposta politica di Samorì parte da una vera ricostruzione del centrodestra, che deve avere la coscienza che il nuovo demiurgo, il nuovo artefice della vittoria dei liberali deve necessariamente venire dalla strada, deve avere doti di statista e non di comunicatore, deve andare al di là degli stereotipi che fino ad oggi sono stati confezionati.

Una figura quasi mitologica, se rapportata agli uomini presenti nel panorama nazionale, e che richiama a quel “oltre uomo” la cui mancata nascita ha reso possibile la creazione di nuovi idoli da adorare, nonostante la “morte di Dio”: l‘economia fondata sui potentati, sulle lobby, la resistenza di una politica svuotata di significati, l’inezia di una classe dirigente che ha dato forza alla burocrazia.

Un’idra a cento teste che ha innalzato in Italia un unico partito: quello del non voto, che diventa la disaffezione da un meccanismo che non rappresenta più nessuno, e che deve essere recuperato attraverso il dialogo continuo, una nuova forma di scolarizzazione.

La critica al sistema Italia diventa sempre più dura, soprattutto, quando Samorì attacca il nostro stesso DNA sociale.

Siamo stati noi a “non far capire agli altri che questo non è il paese del Bengodi”, noi i primi a comportarsi come coloro che non hanno il dovere di rispettare le regole.

Unica soluzione per superare gli antichi ostacoli, anche quelli legati al populismo, è “la forza dell’esempio”, ridonando vigore e valore anche a quel sistema produttivo e non parassitario.

Anche sul Sud bisogna essere rivoluzionari e comprendere come sia stato depredato, anche grazie alla complicità di una classe dirigente meridionale che ha amplificato il fenomeno, ma superando le barriere ideologiche e riconoscendo per primi che ogni area è un’eccellenza e su questa bisogna creare produttività.

Ad ascoltare il pensiero del presidente del Mir non si può non pensare a una forma di trasformazione che porta alla necessità di una “destra sana e di un mondo libero e pulito”.

Un pensiero abissale certo, che potrebbe essere anche difficile da accettare, come la verità che viene descritta dall’annunciatore del nichilismo: “Tutti i creatori infatti sono duri. E dovrà parervi beatitudine, premere la vostra mano su millenni come su cera; — Beatitudine scrivere sulla volontà di millenni come su bronzo — più dura che bronzo, più nobile che bronzo. Solo le cose più nobili sono veramente dure. Questa nuova tavola, o miei fratelli, io pongo sopra di voi: divenite duri!”.

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